Era sempre la stessa, lui lo sapeva.
Aveva impiegato tutta la vita per arrivare a quel punto, ed ora a dispetto di qualsiasi previsione, tutti i suoi sforzi erano vanificati da una piccola, semplice, insignificante creatura.
Da ragazzo era un giovane idealista alla ricerca del potere della conoscenza e del Senso della Vita.
Ma la Vita gli aveva insegnato molte cose, prima fra tutte che c'erano una infinità di sensi, poi che non cen'era nessuno.
Aveva iniziato come ogni bravo alchimista, riempiendosi la testa di libri che descrivevano mondi infinitamente grandi e meravigliosi e le chiavi d'accesso ai segreti dell'occulto. Passò anche all'azione, esplorando il mondo in ogni sua direzione, percorse le navate di tutti i templi ed imparò tutte le tecniche di questo mondo. Scavò nell'anima delle rocce e dei minerali, toccò i cuori di piante ed animali. Ne trasse grande ispirazione e quando smise di viaggiare, giunse col proprio corpo alle porte dei mondi dell'immaginario. Li attraversò ad uno ad uno per vedere di cos'erano fatti i sogni che lo animavano. E fece ritorno.
Si spogliò, allora, di tutti gli orpelli che aveva portato con se ed accumulato nel tempo. Gli abiti della sua identità, i libri degli antichi, le mappe della volta celeste, le clessidre degli déi, persino gli scacchi della morte e i dadi di Einstein.
Tutto gettò via, raccolse soltanto un fior di Loto e se lo dispose fra le mani quando si sedette sotto un albero per meditare. Ormai non gli restava più nulla da fare o da vedere, da dire o da ascoltare, pensare o sognare; per cui eccolo lì, in placida contemplazione, all'ombra del suo albero, nella paziente attesa dell'ultima illuminazione.
Fu allora che venne lei.
Uscì dalla corolla del fiore che aveva colto (c'era entrata poco prima per qualche misteriosa ragione nota a lei soltanto) e cominciò a svolazzare qua e la' col tipico movimento zigzagante che sono solite assumere quando han voglia d'infastidire il mondo.
Era una semplice mosca.
Eppure lo stava esasperando -gli sembrò- da sempre. Ogni tanto lei si posava su di lui ed in tutta risposta lui s'agitava per scacciarla, allora lei tornava a volare per posarsi da qualche altra parte.
Inutile dire che ucciderla era impossibile: non si faceva mica prendere.
Inoltre ormai aveva buttato tutto via, compresa la sacra paletta del signore delle mosche e lo spray insetticida dell'Agente J.
Stavolta la mosca si posò sul suo fianco e gli fece un bel solletico.
Lui sorrise e la scacciò di nuovo.





