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mercoledì, 26 dicembre 2007
Piange un bimbo solitario
nella culla s'è svegliato
senza mamma a consolarlo,
qual delitto si consuma?
Quale angoscia lo divora?
Dormi dormi bel bambino
canta la tua ninna nanna,
fai la ninna tesorino
ch'io ti cullo nel mo cuor.
Fosti me com'io son te
grand' e grosso eppur piccino,
folle arcano diavoletto
scuoti il capo e batti i piedi
sicché mamma non arrivi
e coi suoi doni benedetti
plachi tosto il tuo dolor.
Non c'è scampo caro mio,
esser soli è una Passione
cui si dedica ogni Dio,
sinché resti a questo mondo
sempre a Lei farai ritorno.
postato da: FedericoPox alle ore 10:46 | Link | commenti (1)
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giovedì, 20 dicembre 2007

In un antico regno il cui nome è andato perso nelle cronache del tempo, viveva un vecchio e saggio Re, con una grande corte piena di valorosi cavalieri.
Un pomeriggio qualsiasi di una giornata estiva, il Re fu avvisato dell'arrivo di un suo vassallo che chiedeva disperatamente udienza. Il Re gliela concesse.
"Mio sire" disse il cavaliere con aria stralunata "grandi e malefici prodigi accadono nei recessi del tuo regno!".
"Che cosa ti sconvolge, mio fedele? Racconta".
"Ero ad abbeverarmi alle sorgenti del Grande Fiume che sorge ad est, reduce da un lungo e periglioso viaggio, quando d'un tratto ho avvertito una presenza malefica ed ai miei occhi s'è manifestato un demone orribile e nero.
Subito balzai all'indietro sguainando la spada, ma il demone mi rise in faccia, dopodiché allungò la sua mano artigliata e posò a terra una cosa, prima di svanire nel nulla.
Allora sono corso fino a qui per dare l'allarme".
Il Re allora rimase a fissare il cavaliere per qualche attimo, poi aggiunse:
"Che cos'era? L'hai portato qui?"
Il cavaliere allora sembrò palesemente imbarazzato.
"No, mio sire, non l'ho portato qui... non so cosa fosse"
"Ma com'era fatto?"
"Io... non lo so, sire"
"Come può essere, non l'hai visto?"
"Si, l'ho visto" annuì il cavaliere "ma non so come dire... mi sfugge. Non so cosa sia o come fosse fatto".
Il Re allora pensò che forse il suo cavaliere era impazzito, tuttavia dovette concedergli fiducia dati i servigi che aveva reso in passato, per questo motivo decise di inviare il suo Araldo a verificare la storia del cavaliere.
Accadde allora che l'Araldo del Re fosse inviato presso le sorgenti del Grande Fiume alla ricerca di questo oggetto abbandonato dal demone.
Trascorsero settimane, poi mesi, ma l'Araldo non tornava e di lui non c'era notizia in tutto il regno. A quel punto il Re cominciò a temere che fosse caduto vittima di una imboscata dei suoi nemici oppure morto per qualche accidente e decise di inviare il Campione del Regno ad investigare.
Trascorsero allora tre giorni, che il Campione tornò dal suo Re.
"Quale notizie porti?" domandò quest'ultimo.
"Mio sire, ho trovato il vostro Araldo, ed anche la cosa di cui parlava il mio compagno"
"Ebbene racconta!"
"Ero nella foresta che circonda le sorgenti del Grande Fiume alle quali dovevo ancora arrivare, quando chiare davanti a me vidi le tracce del passaggio di un uomo. L'istinto mi disse di seguirle e feci bene, poiché subito trovai l'Araldo, in preda ad una follia animalesca; si era spogliato di ogni abito ed aveva preso a vivere come un barbaro cibandosi di frutta e radici. A nulla valsero i miei tentativi di farlo tornare alla ragione.
Mi risolsi allora di andare a vedere che cosa poteva averlo ridotto a quella maniera ed attraversai il bosco verso le sorgenti, imbattendomi in altre persone a cui era toccata la stessa sorte.
Giunto che fui alle sorgenti del Grande Fume, vidi la Cosa di cui tanto si è parlato e capii.
Mio sire, non chiedetemi cosa fosse o come si presentava poiché non solo non saprei dirvelo, ma non lo so proprio. Sono completamente basito dinnanzi a questo prodigio, ma è qualcosa che non spetta a me risolvere".
Il Re allora prese sul serio le parole del suo Campione e rimase a riflettere per tre giorni sulla sua prossima mossa.
Fece chiamare a se' un grande mago alchimista che viveva nel suo regno e gli disse:
"grande mago, tu che sei conoscitore delle forze che muovono il mondo e dell'animo degli uomini e del volere degli dei, ti chiedo di aiutarci in questo momento di pericolo. Un demone ha gettato una maledizione sul mio regno portando qui un oggetto che nessuno riesce a comprendere e descrivere e che porta alla follia alcuni di coloro che lo guardano. Ormai non so più cosa fare e per questo mi rimetto al tuo consiglio”.
Il mago rimase a pensare alcuni minuti e poi rispose:

Mio sire, farò ciò che posso. Fate che mi si conduca a questo oggetto con scorta e provviste”.
E così avvenne.
Al mago venne data in scorta la guardia reale che lo condusse senza periglio al luogo della malefica apparizione.
Nuovamente trascorsero molte settimane prima che il Re avesse notizia di quanto stesse accadendo e questo fu quando gli uomini della scorta tornarono soli.
Il re chiese loro cosa fosse successo e questa fu la loro spiegazione:

ci eravamo accampati presso le sorgenti del Grande Fiume ed il mago aveva incominciato ad esaminare questa cosa abbandonata dal demone. I primi giorni passarono tranquilli ed il mago si limitò a girare intorno alla cosa osservandola da tutte le angolazioni possibili ed in vari momenti della giornata. Poi cominciò col sedersi per lunghe ore davanti alla cosa e dalla sua espressione sembrava talvolta profondamente concentrato e talvolta pensieroso. In seguito ci chiese di allontanarci e noi vedemmo che per giorni si levarono da quel luogo grandi boati come tuoni senza lampi e grandi luci come lampi senza tuono.
Quando tutto ciò ebbe fine, tornammo indietro a discapito degli avvertimenti e trovammo che la situazione era immutata, senonché il mago sembrava esausto ed aveva una nota di follia nello sguardo.
Passarono ancora altri giorni in cui le cose peggiorarono e sembrava essere svanita ogni speranza.
Il mago ormai restava sdraiato a terra in deliquio, davanti alla cosa, senza più mangiare o bere.
Poi un giorno si alzò.
Non ci disse nulla e nemmeno ci degnò d'uno sguardo, si diresse verso la cosa e con estrema tranquillità allungò una mano per afferrarla.
Quando lo fece, ci fu un grande lampo di luce che ci accecò e quando riprendemmo a vedere, entrambi erano scomparsi come se non fossero mai stati lì”.
Sul viso del vecchio Re allora si dipinse il dolore ed egli si passò una mano sopra di esso.

Miei sudditi” sentenziò “il destino del nostro compatriota si è evidentemente compiuto, ora a noi resta solo di celebrargli il più solenne dei funerali e festeggiare in onore del suo sacrificio, che ci ha salvati da un pericolo più grande di quanto pensassimo”.
E i sudditi piansero e risero con lui.

postato da: FedericoPox alle ore 19:07 | Link | commenti
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venerdì, 14 dicembre 2007
Pathos
Fuoco divampa nel profondo
e scalda il cuore
che poi si brucia,
e duole.


Pathos, passione, patìre, soffrire, vivere.
La vita è pathos, la vita è sofferenza. Io sono, Io e non Altri, Io che ho dimenticato di essere Tutto, Io che sono tragicamente solo, Io che cerco l'Altro per ricongiungermi a me stesso. Io che vivo, amo e soffro, Io che mi godo ogni emozione, ogni sensazione dalla gioia, al desidèrio, alla paura, alla rabbia, al dolore, alla noia, alla tristezza.
Il fuoco ha mille forme e mille tonalità, è tiepido, caldo oppure scotta o brace spenta, illumina, abbaglia o lascia in ombra.
Io che ho sete di me stesso e bevo il mio sangue come un dèmone vampiro.
Io che nel mezzo del cammino attraveso l'inferno dell'umana sofferenza e ne esploro ogni girone, ogni bolgia e malaterra. Io che i più deserti campi vo' misurando a passi tardi e lenti.
Io che presto lascerò questo mondo senza risposte.
Io che sono Dio che sono d'Io.
Io non sono niente.
postato da: FedericoPox alle ore 23:01 | Link | commenti (2)
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