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lunedì, 22 gennaio 2007
Quando avevo 16 o 17 anni pensai:

Essere intelligente vuol dire essere consapevole della stupidità delle proprie azioni.


Oggi che ne ho 21 dico:

Essere saggi vuol dire essere consapevole della fondamentale importanza di ogni nostra azione.



postato da: FedericoPox alle ore 17:07 | Link | commenti (1)
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sabato, 20 gennaio 2007
Forse starò sviluppando un po' di sana emotività... ma non capisco più le relazioni interpersonali.

Non capisco più i ruoli. Quello che oggi sembra una chiara conseguenza di ieri, domani diventa qualcosa di completamente diverso.

Posso provare per una persona alternativamente affetto, compassione, desiderio, solidarietà, amicizia, tedio, odio e fors'anche tutto assieme.

Tutto ciò non mi spaventa.. o forse un po' si... di sicuro mi diverte.

Mah... sarà tutto un delirio delle 4 del mattino.
postato da: FedericoPox alle ore 02:43 | Link | commenti
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mercoledì, 17 gennaio 2007
Qual'è la dimensione di una mente?
Che cos'è l'autocoscienza e cosa comporta?

Oggi mi sono domandato queste cose (si, ho molto tempo libero) ed ho riflettuto...

Fichte spiegava l'esistenza in termini di Io e Non-Io.
Ovvero un Io originariamente quieto, onnisciente ed onnipotente, pone innanzi a se un Non-Io che è l'universo conoscibile.
Da questo momento in poi, l'Io può compiere l'azione del conoscere ma per questo deve autolimitarsi.

Oggi un mio amico stava leggendo un libro di pedagogia intitolato "formare al senso di se" e mi ha citato un passo in cui l'autore sottolineava il ruolo fondamentale dell'oblio, ovvero quel fattore che tende a rendere sempre più labile la traccia mnestica.

Ora... tutti pensano che l'Oblio sia necessario ad impedire il sovraccarico. Ciò che io sostengo è che esso sia necessario a definire i confini temporali dell'Io allo stesso modo in cui la materia di cui è composta il corpo, definisce i limiti spaziali.

Partendo dall'assunto che una particella di materia ha una natura duale ondulatoria e corpuscolare e che essa si "definisce" solo nel momento in cui viene osservata (cfr il paradosso del Gatto di Shrodinger), vorrei attribuire la stessa natura alla mente ed alla coscienza.

Un pensiero puro è come un'onda estesa per tutto l'essere.
Affinché una entità pensante possa compiere l'atto del conoscere, è necessario che essa ripieghi su se stessa.
L'homo sapiens che afferma "Io penso dunque sono" diviene Homo Sapiens Sapiens ed afferma "Io penso di pensarmi, dunque sono qui ed ora". La condizione di pensare di pensarsi è l'essenza del pensiero auto-cosciente.

Così come l'Osservatore "costringe" la particella osservata a manifestarsi corpuscolarmente facendo precipitare tutte le sue probabilità
in quell'unica scelta, facendo così convergere e collassare il multiverso nel piano della realtà, così la mente ripiegando su se stessa, si auto-osserva e si costringe a manifestarsi corpuscolarmente.
Chiamiamo arbitrariamente il corpuscolo-mente "Io".
L'Io è in relazione con il Non-Io ma quali sono i confini fra ciò che è Io e ciò che è Non-Io? Specialmente considerando che Io e Non-Io scaturiscono dalla stessa cosa, ovvero dall'Essere?

Lungo le coordinate spaziali, possiamo dire che il confine dell'Io è dato dalla funzione corpuscolare della materia da cui è composto nel corpo. Ovviamente questa funzione è molto relativa.

Lungo le coordinate temporali, possiamo dire che il confine dell'Io è dato dalla funzione corpuscolare della memoria.
In tal caso, l'Oblio è la condizione necessaria affinché si conservi la contrazione dell'Io nel "Qui ed Ora".



La contrazione dell'onda nel momento presente, causa una maggiore concentrazione di energia (e quindi di memoria) nell'intersezione fra i due assi temporale e spaziale ed una diminuzione progressiva con l'allontanarsi dall'Io.
Questo si traduce con l'Oblio, verso il passato (dimenticanza) e verso il futuro (imprevedibilità).
Spazialmente riscontriamo lo stesso fenomeno circa il "raggio d'azione" dell'Io nel Non-Io. Il tutto è molto simile alla forza di Gravità.

Una mente che non fosse soggetta all'Oblio, sarebbe consapevole di ogni istante della sua esistenza così che risulterebbe impossibile stabilire un presente, passato e futuro. La vita e l'esistenza sarebbero percepite come un unico, interminabile istante, il che è prerogativa divina.
postato da: FedericoPox alle ore 23:04 | Link | commenti (1)
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venerdì, 12 gennaio 2007

La teoria della relatività ha dimostrato che la massa non ha nulla a che fare con una qualsiasi sostanza, ma è una forma di energia. Quest'ultima, poi, è una quantità dinamica associata ad attività o a processi. Il fatto che la massa di una particella sia equivalente a una certa quantità di energia significa che la particella non può essere considerata un oggetto statico, ma va intesa come una configurazione dinamica, un processo coinvolgente quell'energia che si manifesta come massa della particella stessa.”


F. Capra

I fatti di natura archetipica rivelano processi dell'inconscio collettivo.
Essi non si riferiscono a qualcosa di cosciente o a qualcosa che una volta è stato cosciente bensì all'essenzialmente inconscio.
Non si può nemmeno definire a cosa si riferiscano. Ogni interpretazione rimane necessariamente al "come se...".
Struttura del pre-cosciente della psiche... che esisteva prima dell'unità della persona e prima della coscienza...”

 
C. G. Jung

Che cos'è una Chimera? E' ciò che sfugge e, proprio perché sfugge, induce ad un'ulteriore intuizione... la parola “mostro” deriva dal latino monstrum, ciò che si manifesta e diventa apparizione”


L. Ostuni

Sogno: “Siamo tutti nervosi”

Mattew: “Ma io pensavo l'avessi creato tu il clima, pensavo avessi creato ogni cosa, QUI”

Sogno: “Questo luogo è una parte di me, Mattew, è vero.
Ma è anche vero che io sono un aspetto di questo luogo. Non bisogna dimenticarlo”.

N. Gaiman

 

Da tutto ciò mi è scaturita la seguente riflessione:

Il Non-Essere sottende l'Essere.

postato da: FedericoPox alle ore 21:11 | Link | commenti
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venerdì, 05 gennaio 2007
Nell'epistolario di Tolkien, c'era una lettera in cui rispondeva ad un suo fan che aveva trovato una apparente contraddizione all'interno de "il Signore degli Anelli".
Tolkien articolò la sua risposta come se si trattasse di un archeologo che cercava di ricostruire una ambiguità storica, ricercando i pezzi mancanti del puzzle che gli avrebbero permesso di comprendere il giusto svolgersi degli eventi.

Alan Moore sosteneva di non essere il vero autore delle storie che scriveva ma di essere piuttosto un mezzo tramite cui le storie stesse, già esistenti nell'iperuranio, trovavano il modo di entrare nel nostro piano dell'esistenza.

Io, che dalla seconda liceo costruisco quello che è un mondo inventato simile ai background di tolkieniana memoria, mi accorgo con continuo stupore, di quanto spesso mi capiti che bozze di idee o di cronologie che 5 anni fa furono l'ossatura della mia invenzione e che presentavano eventi o concetti che ancora non riuscivo a spiegarmi, stiano oggi acquisendo senso.
Quello che stabilii anni fa senza capire perché o come, diventa oggi chiaro.
Quello che ieri era una serie di immagini statiche, diventa oggi un racconto coerente e sensato.
Come è possibile?
Mi sembra sempre di più di non essere io a mettere in fila delle parole, quanto piuttosto di essere un osservatore che, aguzzando sempre di più la vista, si accorge di come tutti quei tasselli sconnessi facciano parte di un grande arazzo dettagliato.
Le mie storie si scrivono da sole, non so da dove arrivino, ma non è certo dalla mia coscienza razionale.
Grande Giove, com'è divertente!!
postato da: FedericoPox alle ore 22:54 | Link | commenti
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