sabato, 14 ottobre 2006
Crociata solitaria
Sono un ardito cavaliere
reco spada, scudo ed elmo
usurati e assai provati
ma ancor buoni per la lotta;
ramingo errante
per monti e valli,
adempio fiero una missione
del mio alto Imperatore:
porto meco un San Gradale,
impegnato nella cerca
d'una assai dolce creatura,
di una donna di buon cuore
che, sprezzante del periglio
osi bere a questa coppa
e se ne troverà diletto,
Imperatrice ella sarà
ed io,
suo devoto servitore.
Ho scritto questi versi qualche mese fa, ma solo ora sto cominciando a capire il significato simbolico più profondo di alcuni di essi.
Mi rendo conto, inoltre, di quanto sino ad ora (e temo ancora per un bel po') il termine "errante" abbia proteso verso un significato di mancanza di direzione e di errore.
Ho l'impressione di stare fuggendo, piuttosto che inseguendo, ignorare al posto di cercare.
Mi domando cosa ne caverò...
postato da: FedericoPox alle ore 20:34 |
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giovedì, 12 ottobre 2006
Qualche settimana fa mi sono posto una domanda: se un giorno mi trovassi di fronte a Dio e lui mi concedesse di porgli una ed una sola domanda, cosa gli chiederei?
Dopo 10 minuti di riflessione mi son detto: "senz'altro gli chiederei se è vero che Max Gazzé, poi, si dilunga spesso su un solo argomento".
Un caldo pomeriggio d'estate
Balzò fuori dalle pagine d'un libro
dopo un lungo agguato,
come un lampo improvviso
mi fulminò.
Balzò fuori e mi disse "TU non sei!"
io capii
mi sorrise
disse altro.
Mi parlò di tante cose
del sapore dei fiori,
del color d'una risata
e di un pianto.
Mi parlò di un cane acciambellato,
dell'incedere d'un gatto,
del volar di un canarino,
dei capelli d'una donna.
Mi parlò di Dio in paradiso,
seduto su di un colle,
ascolta la mia storia
poi mi abbraccia.
Infine balzò via
fui cinque volte triste
ma aveva altre missioni
"forse torno", disse
e mi fece un grande dono,
mi disse sussurrando
"io sono il Senso".
postato da: FedericoPox alle ore 19:03 |
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lunedì, 09 ottobre 2006
Uhm, e adesso che si fa?
In teoria su un blog si scrive, ma io ora come ora non saprei cosa scrivere. In realtà non mi interessa particolarmente tenere un blog: sto solo perdendo un po' di tempo ispirandomi all'esempio di un mio amico che ha da poco cominciato con questa attività.
Questo è il suo indirizzo per chi fosse curioso: http://hoppipolla.splinder.com/
Nel frattempo, dato che qualcosa dovrò pur scriverlo, proviamo a spiegare il significato del titolo.
La Locanda del Crocevia, sarebbe un luogo in un mondo fantasy da me inventato per le sessioni di Dungeons&Dragons e, soprattutto, per le fughe nel "boschetto della mia fantasia".
L'idea di un luogo del genere in realtà è piuttosto banale: è fondamentalmente un miscuglio fra Gran Burrone, il Puledro Impennato (Tolkien) e la biblioteca di Palanthas (Weis - Hickman).
Il nome "Locanda del Crocevia" è un soprannome: il castello che viene identificato così in realtà si chiama "Las Loblas" ed anche in elfico non ha più significato di quanto ne abbia oggi come oggi un nome come Roma o Napoli. A regnare in questo luogo è Re Tinwe detto "Linto" (saggio), un elfo dalla storia oscura che ha ceduto la propria anima al dio Ome (o Omek) per diventare il custode del Forziere dei Ricordi, un ipotetico artefatto dal quale è possibile trarre la memoria dell'universo.
Sono trascorsi, allora, più di seimila anni e Re Tinwe siede ancora assieme agli avventori nella Sala Grande, l'atrio della sua fortezza, dove ascolta e racconta storie attraverso le quali fornisce il ristoro spirituale per coloro che lo cercano.
Tempo dopo aver definito questo "luogo letterario" scoprii un intero volume della saga "Sandman" di Neil Gaiman, dove l'autore aveva ambientato l'azione proprio in una "locanda al confine dei mondi" dove gli avventori si scambiano storie!
Ah! Quando Jung parla di archetipi, davvero a volte mi domando se sia possibile per un essere umano essere originale.
Comunque torniamo a noi: perché ho scelto questo luogo per intitolare il blog?
Perché, partendo dal concetto che tutti i personaggi ed i luoghi creati da uno scrittore/artista sono in realtà dei suoi contenuti psichici, intere parti del suo Sé, io identifico in questo luogo la mia Memoria, la base sulla quale io formo e modello il mio "senso di sé", il mio "archivio" personale.
Trovo, dunque, che non esista niente di più significativamente espressivo di me, che questo luogo. E' il luogo in cui una persona deve entrare per conoscermi a fondo, per sapere ciò che penso e ciò che sono.
E qual'è il ruolo, nella mia psiche, di Re Tinwe?
Parla Tinwe Linto:
"Io sono il Re di Las Loblas, il primo dei servitori di Ome e l'ultimo dei servi dell'ultimo degli schiavi. Tutta la conoscenza e la saggezza che io accumulo nei secoli non andrà mai perduta e mai sarà occultata; essa è stata, è e sarà sempre al servizio di chiunque sia disposto a beneficiarne. Essa è un nettare che mai sarà negato, se non a coloro che pretenderanno di bervi immergendovi calici già pieni. La mia opera è al servizio di chi voglia usufruirne."